Crotone | All’interno della Casa della Cultura, sita in via Vittorio Emanuele (leggi qui la storia dell’ex municipio), vi è una mostra dedicata all’artista crotonese Gaele Covelli,  nato il 28 maggio 1872 nel quartiere Pescheria.

Otto tele esposte per conoscere ed ammirare il verismo espresso dal Covelli, con l’esposizione in sala di alcuni documenti originali come il carteggio, i diari e fotografie dell’artista, conservati presso l’Archivio Storico Comunale. L’evento di inaugurazione è stato curato da Melissa Acquesta, ed allestito dell’Associazione Asves patrocinato dall’Accademia delle Belle Arti di Catanzaro. La vita e le opere del Covelli  inoltre sono stati oggetto di una giornata di studi con la partecipazione degli esperti dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro e dell’ Università della Calabria.

Un allestimento elegante che esalta la figura e l’opera di Gaele Covelli, il pittore di Crotone distintosi nel panorama artistico nazionale e internazionale, allievo dei più importanti rappresentanti della pittura italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento. I dipinti, olio su tela, raffiguranti “Gioie Materne”, “Ritratto del suocero”, “Autoritratto” e “Ritratto del fratello” di proprietà del Comune di Crotone sono state restaurate a cura della Soprintendenza per i Beni Storici ed Artistici della Calabria.

Biografia di Gaele Covelli:

Gaele Covelli, battezzato col nome di Gian Emanuele, nasce a Crotone in Via Suriano (Sezione Pescheria) il 28 maggio 1872 da Leonardo, commerciante, e da Giuseppina De Filippis, figlia di artigiani.

Sin dalla prima età manifesta inclinazione all’arte, improvvisando disegni e schizzi sui muri. A quattordici anni si reca a Napoli, ospite dello zio Vittorio che possiede una fiaschetteria a Capodimonte e che lo avvia agli studi artistici, iscrivendolo nel 1888 all’Istituto di Belle Arti di Napoli, allora presieduto da Filippo Palizzi.

Qui, è allievo di importanti maestri del Verismo napoletano. Frequenta per quattro anni il corso inferiore di disegno con lo scultore Stanislao Lista, e avendo ottenuto ottimi risultati, è ammesso alla successiva classe di pittura, dove avrà come maestro il noto Domenico Morelli.

In seguito, si trasferisce a Firenze, dove “vive la sua seconda esperienza pittorica” e dove, dopo il primo periodo “morelliano”, opererà una fusione tra le tendenze del Verismo napoletano e quelle post-macchiaiole e divisioniste. Vi rimarrà fino alla sua morte, con viaggi frequenti in Italia e in Europa, oltre che nella sua terra.